Abitudini alimentari e salute orale: come ridurre le patologie infiammatorie croniche

di Alessandro Pala

alimentazione igiene oraleL’organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha valutato in approssimativamente 2 miliardi di adulti il numero degli individui obesi e in sovrappeso. E’ motivo di preoccupazione per la stessa WHO, come per altre Istituzioni Sanitarie, che questo stato si stia instaurando in tutto il mondo perché l’eccesso nutrizionale, oltre all’obesità e al sovrappeso, porta ad un alto numero un numero di patologie croniche associate quali le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2, il cancro, l’osteoporosi e le patologie orali.

L’eccesso nutrizionale, si sta diffondendo con rapidità impressionante ed è certamente di origine multifattoriale; il repentino sviluppo economico legato alla globalizzazione dei mercati, l’eccessivo introito di cibi ad alta densità di energia (calorie per grammo), la scarsa attività fisica. Il cambiamento delle modalità di spostamento, l’aumento dell’urbanizzazione, sono alcune delle cause ben riconosciute della sua diffusione e delle patologie ad esso correlate. E’ avvenuto e/o è in corso un radicale cambiamento di abitudini alimentari, sinteticamente indicato come “Transizione nutrizionale “, passaggio da diete di tipo tradizionale, ricche di fibre e cereali, a diete di tipo “occidentale”, molto più ricche di zuccheri, grassi e cibi di origine animale. Queste ultime sono strettamente legate ad un’altra transizione/variazione di carattere “epidemiologico”, caratterizzata dalla trasformazione di un profilo ad elevata prevalenza di malattie infettive, spesso determinate dalla malnutrizione, ad un profilo con elevata prevalenza di malattie croniche e degenerative, proprie di uno stile di vita urbano ed industriale.

Il dato, ormai sedimentato, che tutte le patologie croniche, incluse quelle orali, sono caratterizzate da un comune profilo infiammatorio e di stress-ossidativo, ha permesso di proporre il concetto di una loro interdipendenza e di una comune dipendenza dalla dieta. Ne deriva che se, tradizionalmente, la bocca era considerata come un compartimento isolato dal resto del corpo, in quanto mancavano le conoscenze sulle relazioni tra patologie orali e salute sistemica, oggi sembra prevalere il concetto per cui la patologia orale, e più specificamente la periodontite, sia governata da un meccanismo a due sensi: la periodontite influenza le patologie degenerative e queste influenzano la periodontite, sostenendosi a vicenda. Anche la carie, secondo un simile concetto corrente, è legata alla salute/patologia generale in quanto è parte di una malattia sistemica degenerativa multipla legata alla dieta che interessa l’intero organismo. 

Se quindi lo stile di vita, e la dieta in particolare, favoriscono le patologie degenerative, inclusa la carie dei denti, quest’ultima può essere oggi interpretata come una patologia degenerativa, alla stessa stregua del diabete e delle patologie cardiovascolari. Secondo questa stessa visione, l’insorgere della carie rappresenta il primo e più semplice segno di patologie degenerative: la carie si manifesta infatti generalmente prima delle altre malattie ed ha tempi di sviluppo molto più brevi, limitati a mesi e non ad anni.

I suggerimenti dietologici più frequentemente enfatizzati per limitare i fenomeni infiammatori, e quindi per il mantenimento di una buona salute orale, riguardano la limitazione del consumo di “zuccheri liberi”, diversi da quelli presenti nella frutta, nei vegetali e nel latte. Secondo il WHO, consumo di cibi e/o bevande contenenti zuccheri deve osservare due regole: gli zuccheri non devono superare il 6-10 % dell’energia totale necessaria, cioè rimanere nei limiti di 15-20 Kg/anno, ed essere limitati ad una frequenza massima di 4 volte al giorno. Altri alimenti capaci di sostenere stato infiammatorio e promuovere lo stress ossidativo sono i grassi, l’eccesso dei quali deve essere accuratamente evitato. E’ inoltre possibile che la sostituzione dei grassi saturi (contenuti nel burro, lardo, pancetta, strutto, alcuni salumi, oli di cocco e di palma, margarina, frutta secca) con grassi monoinsaturi (come ad esempio olio di oliva e di arachidi) e poliinsaturi (uova, pesce, carne) e specialmente n-3 poliinsaturi, come l’acido linoleico (semi di girasole, germe del grano, sesamo, noci , semi di soia, mais , olive ed oli relativi) possa avere un ruolo importante nella prevenzione delle patologie infiammatorie sistemiche.

Per l’opposta ragione è da privilegiare nella dieta il consumo di alimenti che contengono sostanze anti-ossidanti/anti-infiammatorie, capaci di potenziare le difese antiossidanti dell’organismo e contribuire alla riduzione dello stress ossidativo, considerato, come si è detto, l’elemento chiave ed il nemico comune delle patologie croniche infiammatorie. L’American Dental Association raccomanda a questo proposito, per una buona salute di denti e gengive:
- di bere molta acqua;
- di mangiare una elevata varietà di cibi da ciascuno dei 5 gruppi più importanti: cereali integrali, frutta, verdure, sorgenti magre di proteine (come carne di manzo magra, pollame e pesci senza pelle, fagioli secchi, piselli e altri legumi), latticini a basso contenuto, o non contenenti, grassi.

Occorre anche ricordare che ci sono forti evidenze che il consumo in quantità moderate di vino rosso sia molto efficace per il suo forte contenuto antiossidante, consistente in notevoli concentrazioni di sostanze polifenoliche come Quercetina, Catechine e Resveratrolo. Quest’ultimo, per di più, è capace di contrastare la formazione del biofilm batterico sui denti (S. mutans). Analogamente possiedono forti capacità antiossidanti anche il tè, verde più del nero, e i succhi di frutta se non sono zuccherati e se non contengono fruttosio.

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