Nutrizione del bambino e sicurezza degli alimenti

di Gianni Tamassia

sicurezza alimentiIl sistema gastrointestinale è nel suo insieme l'organo  più grande che si interfaccia con il mondo esterno; può essere quindi la porta di ingresso per virus, batteri, sostanze inquinanti e tossiche. Il bambino ( soprattutto nei primi anni di vita ) è esposto a questo rischio in maniera  molto elevata per svariati motivi: la scarsa funzionalità dei sistemi di "detossificazione", la relativa maggior percentuale di massa grassa ove si accumulano le sostanze tossiche , il maggior tempo di vita e quindi di esposizione agli inquinanti,  l'abitudine a metter in bocca oggetti e mani non pulite. Va posta per questi motivi  grande attenzione ai potenziali rischi legati all'alimentazione.

Fitofarmaci usati in agricoltura, contaminanti naturali (micotossine)  e di origine ambientale (metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici), antibiotici, ormoni, steroidi usati nell'allevamento, espongono i bambini a grandi rischi con effetti a medio e lungo termine spesso difficilmente evidenziabili. La normativa tutela il consumatore con leggi (Regolamento CE 1881/2006)e decreti che pongono limiti al contenuto di residui degli alimenti, ma nel lattante e nel bambino, per i motivi succitati, questi limiti devono essere più bassi. E’ opportuno applicare quindi il principio di precauzione per cui, in mancanza di dati scientifici certi, soprattutto per l'età pediatrica, si pongono attenzione e limiti più rigorosi al rischio di consumo di alimenti a rischio.

In Italia, per legge,  se un alimento è destinato ad un bambino sotto l'anno di vita, i residui devono essere zero o pari a zero. Questo non avviene evidentemente per i prodotti del mercato ( carni, pesci, verdura e frutta, etc.) destinati all’alimentazione umana ma con potenziali livelli di residui rischiosi per il bambino.

Come difendersi allora?

Nel primo anno di vita massima attenzione soprattutto al momento del divezzamento, con preferenza per i prodotti dell’industria in particolare all’inizio, graduale passaggio al prodotto fresco avendo cura di cambiare il tipo e la fonte di approvvigionamento (negozio o supermercato), variare categoria per categoria il cibo (ad esempio una settimana si usa un tipo di frutto, di verdura, di pesce o carne, la settimana successiva si cambia). Pur con i dovuti limiti preferire, anche negli anni successivi,  il prodotto del territorio, meglio se  a km. zero, della stagione e quando possibile da coltivazioni biologiche.

 E ricordare sempre che il bambino non è un piccolo adulto.

 

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